Bimestrale di divulgazione scientifica, di psicologia, psicoterapia e psicosomatica
Nickname   Password





¬ articolo
» L'istinto di morte a cura di Vincenzo Del Piano
Un'interpretazione psicodinamica

L'istinto di morte

L'istinto di morte
Una interpretazione psicodinamica

Nessuna concettualizzazione di origine propriamente freudiana è tanto controversa (fino al rifiuto da parte di molti stessi sostenitori della Psicoanalisi), quanto lo è quella relativa a "l'istinto di morte".
Per cercare di "capire meglio di cosa si tratta", in questo articolo (che consideriamo introduttivo, contando sui contributi integrativi di Lettori, Colleghi, Redattori), eviteremo di affrontare la questione (che consideriamo fuorviante) della fondatezza biologica del concetto di istinto di morte, che appare antivitale e "ripugnante", ed è forse rifiutato proprio per tale caratteristica.
Qui, daremo una preliminare interpretazione psicodinamica (coerente con la psicoanalisi) individuando la funzionalità dell'istinto di morte, e i (paradossali) vantaggi che possono emergere quando il senso/direzione dell'attività psichica si fa inverso/retrorso rispetto alle dinamiche dell'istinto di vita.

Nei prossimi numeri, faremo qualche osservazione/ipotesi circa gli effetti psichici e comportamentali (patologici e non) dell'intervento della pulsione di morte.
E ... confidiamo di rendere il concetto freudiano meno "ripugnante" o infondato di quanto appaia a prima vista.

 

L'apparato psichico
e il suo eccitamento interno

Freud ipotizzò che l'apparato psichico tenda a mantenere quanto più possibile basso e costante  l'eccitamento (doloroso/sgradevole) prodotto da stimoli o bisogni; questa ipotesi (nota come principio di costanza [1]) è correlata al concetto di libido [2], che è l'energia psichica che viene "investita" sugli oggetti cui l'apparato psichico attribuisce importanza proprio perché sono "adatti" ad abbassare l'eccitazione. [3]
In sintesi, ogni volta che l'apparato psichico viene eccitato da qualche stimolo (o è attivato da un bisogno), tende ad abbassare l'intensità dell'eccitazione (principio di costanza) cercando l'oggetto adatto a risolvere il bisogno, e investe di libido quell'oggetto, che (al livello di coscienza dell'Uomo) diviene "importante/desiderato". [4]

 

Principio di costanza e libido

Siamo consapevoli che la correlazione tra questi due concetti non sempre è resa esplicita (o tenuta in gran considerazione) nelle trattazioni dell'istinto di morte; infatti, si privilegia l'attenzione sul dualismo degli istinti di vita e di morte, considerandoli solo antagonisti. Altresì lo scritto propriamente freudiano [5] pare privilegiare questo unico aspetto quando recita <<abbiamo formulato l'ipotesi di una pulsione di morte, a cui competa il compito di ricondurre il vivente organico allo stato privo di vita; l'Eros perseguirebbe invece il fine di complicare la vita, allo scopo naturalmente di conservarla, aggregando in unità sempre più vaste le particelle disperse della sostanza vivente. Entrambe le pulsioni agirebbero in modo conservativo, nel senso più rigoroso di questo termine, poiché mirerebbero al ripristino di uno stato turbato dall'apparire della vita>>.
Nel testo citato (in cui è un corsivo nostro), Freud, pur affermando la finalità analoga di entrambi gli istinti (riportare/mantenere la psiche a una condizione stabile), dà sottolineatura prevalente alla diversità degli effetti prodotti da essi [6] e non fa riferimento al principio di costanza, che pure è centrale nell'argomentazione.
A nostro parere, viceversa, la correlazione tra il concetto di libido e il principio di costanza può essere un punto di partenza utile per "spiegare" l'istinto di morte senza dover fare riferimento a ipotesi biologiche di difficile sostenibilità. Riteniamo infatti che se si tiene presente che investimenti e disinvestimenti libidici sono funzionali al principio di costanza, diviene meno difficile individuare l'analogia finalistica dei due istinti, pur perseguita per vie diverse, investendo la libido sugli oggetti, o ritirandola da essi, allo scopo di ridurre l'eccitamento intra-psichico.

 

L'istinto di vita

Freud diede il nome di "istinto di vita" alla dinamica di investimento libidico con la quale l'apparato psichico riduce l'eccitamento interno, trovando gli oggetti adatti a soddisfare il bisogno.
Osserviamo che, in effetti, ipotizzando una dinamica finalizzata a mantenere l'apparato psichico in una condizione stabile, Freud non concepì nulla di diverso da un processo omeostatico, simile a tutti gli altri processi di regolazione di parametri biologici interni all'organismo [7]; a nostra opinione, la particolarità del processo omeostatico concretizzato dall'istinto di vita, è da individuarsi esclusivamente nel fatto che esso non riguarda (o sembra non riguardare [8]) valori biologici obiettivi; nondimeno, non ravvisiamo alcuna diversità sostanziale tra la finalità del principio di costanza, e quella di un altro processo omeostatico, soprattutto se si tiene presente che l'intera dinamica di investimento libidico è finalizzata a sanare una carenza, e a ripristinare uno "stato di quiete".
Ad ogni modo (e per ciò che qui si discute) appare determinante osservare che la dinamica di successivi investimenti libidici ha l'effetto (concreto) di rendere sempre più numerosi gli oggetti "importanti" per l'organismo, e sempre più complesse e necessarie le strategie conservative di quegli oggetti, mantenendo costante/basso il livello di eccitamento psichico. [9]
Una sottolineatura importante riguarda il fatto che il processo di investimento libidico prende le mosse dal riconoscimento di una carenza che si risolve solo stabilendo un legame (di tipo integrativo) tra l'IO e l'oggetto.
In estrema sintesi, l'istinto di vita "complica" l'esistenza dello stesso organismo che difende dall'eccitamento intra-psichico e (con parole di Freud) tende ad agglomerare tutto ciò che esiste in unità sempre più vaste.

 

L'istinto di morte

Freud espose la concettualizzazione di questo istinto nel testo "Al di là del principio del piacere" [10], prendendo le mosse dalle eccezioni al perseguimento dell'obiettivo del piacere; queste eccezioni emergono in osservanza del "principio di realtà", per il quale -accanto alla spinta al piacere- ce n'é un'altra, di diversa natura, che spinge ad abbassare lo stato di eccitazione [11] anche a costo del dolore, anche "al di là del principio del piacere".
La subordinazione del principio del piacere a quello di realtà evidenzia un intento adattivo di origine psichica (e non biologica [12]) e tratteggia una capacità di elaborazione di strategie reattive nei confronti dell'ambiente. [13]
Freud aveva già esposto che il funzionamento dell'apparato psichico tende a abbassare/stabilizzare l'eccitamento interno (principio di costanza), ed aveva esposto che l'apparato psichico utilizza a tal fine la sua energia interna (libido) investendola sugli oggetti utili a soddisfare il bisogno, e a risolvere l'eccitamento interno: questa dinamica (psichica!) caratterizzata da l'investimento libidico è attivata dall'istinto di vita.

E' possibile individuare una dinamica altrettanto psichica attivata dall'istinto di morte?

S'è visto che Freud pare non considerare l'ipotesi che l'istinto di morte (speculare a quello di vita, consistente nell'investimento libidico) sia sotteso da uno speculare disinvestimento libidico; inoltre, Freud pare sottrarre l'istinto di morte al principio di costanza, non ponendo in relazione tra loro i due concetti.
Nondimeno, osserviamo che il nucleo centrale dell'argomentazione freudiana relativamente all'istinto di morte, riguarda la possibilità che esista una "direzione inversa" di quella operazione di <<complicare la vita>>, realizzata dall'istinto di vita; tale direzione -quella dell'istinto di morte- dovrebbe essere una "semplificazione della vita" ottenuta tramite lo scioglimento dei legami prodotti dall'istinto di vita, e più ancora una dinamica (psichica!) per la quale tali legami non vengono più né creati, né ricercati: una dinamica (psichica!) che porterebbe l'organismo alla "rinuncia" a cercare gli oggetti adatti a soddisfare il bisogno, perché non esisterebbe più il bisogno: esso, infatti, verrebbe espulso dall'apparato psichico, che si troverebbe così a ripristinare un basso/costante livello di eccitamento, e a soddisfare così il principio di costanza.

 

Il disinvestimento libidico

Secondo la nostra ipotesi, l'istinto di morte è una dinamica psichica (alla quale pertanto non serve un riscontro biologico); essa consiste nel disinvestimento libidico (o nella rinuncia all'investimento) degli oggetti adatti a soddisfare un bisogno/desiderio che eccita l'apparato psichico. Osserviamo che la dinamica da noi ipotizzata è coerente con l'esigenza del principio di costanza (perché risulta efficace al fine di mantenere basso/costante il livello di eccitamento dell'apparato psichico) e restituisce alla libido la sua funzione e posizione centrale.
Se la nostra ipotesi fosse giusta, ci sarebbe da chiedersi quali sarebbero gli effetti psichici e comportamentali (patologici e non) di tale dinamica: l'istinto di vita, Eros, tende a rendere complessi i rapporti con gli oggetti reali/mentali, e risolve i conflitti (e soddisfa i bisogni, e produce "piacere") promovendo nuove relazioni oggettuali [14]. Thanatos, l'istinto di morte, risolve i conflitti promovendo il loro annullamento: non cerca nuove relazioni/investimenti, ma annulla e fa decadere quelli (ancora) esistenti ...
Cosa comporta tutto ciò?

 

Patologie ( ... e non) derivanti dall'istinto di morte

Come preannunciato in apertura, rinviamo ai prossimi numeri l'esposizione dei fenomeni psicopatologici (e non) attribuibili (a nostro parere) all'intervento dell'istinto di morte.
Anticipiamo che ravvisiamo nella patologia depressiva la più significativa (ed esemplare) forma patologica, nella quale il generalizzato disinvestimento libidico giunge a coinvolgere il SE'.
Esporremo quali sono (a nostro parere) le vie per cui l'istinto di morte "ha a che vedere" con l'anoressia/bulimia e con il DAP (Disturbo di Attacco di Panico).

 

Bibliografia (relativa al presente articolo)

FREUD S;  "Freud Opere" Ed.Boringhieri (TO) 1977

Note

1 "Al di là del principio del piacere" (S. Freud, 1920)
in "Freud Opere" vol. IX; Ed.Boringhieri (TO) 1977

2 Spieghiamo in appresso di essere consapevoli che questa correlazione non sempre è evidenziata nelle trattazioni dell'istinto di morte; riteniamo nondimeno che essa sia una chiave di lettura per la comprensione dell'istinto di morte per quanto riguarda la sua finalità.

3 La libido e il principio di costanza sono molto più di quanto diciamo qui: ci limitiamo a questi accenni per la limitatezza dello spazio disponibile, e perché -ai fini dell'esposizione in corso, circoscritta all'istinto di morte- queste definizioni ci appaiono sufficienti.

4 Ci concediamo qualche "esempio facile": quando l'ipotalamo segnala una carenza di sostanze nutritive nell'organismo, l'apparato psichico è soggetto all'eccitamento (doloroso/sgradevole) derivante dallo stimolo (interno) che la coscienza conosce come fame; l'apparato psichico cerca l'oggetto adatto a abbassare l'eccitamento, e investe di libido gli alimenti a disposizione; questa dinamica libidica rende tanto importanti/desiderati gli alimenti che ... se non ce sono a disposizione, l'apparato psichico li va a cercare.
Quando si ha una "dipendenza affettiva", l'apparato psichico è soggetto all'eccitamento che la coscienza conosce come amore; ancorché l'amore non sia (necessariamente) doloroso/sgradevole alla coscienza .... tale risulta all'apparato psichico l'eccitamento causato dal bisogno emozionale; è per questo che l'oggetto d'amore (adatto a soddisfare il bisogno, abbassando così l'eccitamento psichico) viene investito di libido, e appare alla coscienza estremamente importante/desiderato.

5 "L'IO e l'ES" (S. Freud, 1922) Vol. IX; paragrafo 4: "Le due specie di pulsioni"; pag. 502.
in "Freud Opere" Ed.Boringhieri (TO) 1977

6 E' da tenere presente che, nel brano riportato, Freud argomenta circa la natura biologica dell'istinto di morte, e che -forse per questo- esalta la differenza con l'istinto di vita, piuttosto che indicare le analogie funzionali tra i due istinti stessi.

7 Pensiamo -per es.- ai processi omeostatici prontamente attivati (per mezzo della sudorazione o dell'utilizzo degli zuccheri) quando la temperatura corporea raggiunge valori critici; oppure all'attività surrenale/ipotalamica che (tramite lo stimolo della sete) consente di mantenere stabile la concentrazione salina dei liquidi interni al corpo.

8 Ci concediamo una formulazione dubitativa: siamo convinti che anche "l'eccitamento psichico" sia un fatto obiettivo, sotteso da produzioni di neurotrasmettitori biologicamente tanto "veri"/reali quanto la temperatura corporea, o la concentrazione salina ...

9 Si pensi all'impegno necessario per es. per soddisfare (contemporaneamente e tutti quanti) i bisogni alimentari, abitativi, affettivi, sociali, e di sicurezza, di un uomo o di una donna di mezza età ... che si siano visto crescere intorno una famiglia! Peraltro ... mai come in un esempio quale questo, si vede all'opera qualcosa che giustifica il termine freudiano di istinto di vita, laddove esso esprime il moto vitalistico di risolvere tutte quelle esigenze rendendo sempre più complessa la rete di relazioni sia inter-personali sia intra-personali.

10 "Al di là del principio del piacere" op.cit

11 ... ancora il principio di costanza; e anche stavolta Freud vi fa solo un accenno preliminare.
"Al di là del principio del piacere" op.cit. pag.195

12 Vogliamo solo accennare al fatto che Freud tentò di dare una spiegazione biologica della sua "fosca teoria" (fu egli stesso a definirla così!), ed ipotizzò che la materia inerte, nel passaggio alla condizione di materia vitale, opera un salto che la espone a una complessità non sempre tollerabile, e dalla quale (essa materia stessa!, di sua intrinseca capacità) è tendenzialmente capace di rifuggire, tornando alla  condizione inorganica.
Ci piace sottolineare che -per quanto esprima "in negativo" una capacità della materia- quella di Freud è indubitabilmente una concezione ilozoista, che -nei contenuti "in positivo"- si inserisce nel filone filosofico Eraclito/Spinoza, ... Darwin, e che è attualissima!

13 Ricordiamo (incidentalmente) che la figlia di Freud, Anna, nel famoso caso del bimbo che gioca con il rocchetto (lanciandolo lontano, e poi trascinandolo di nuovo a sé) espone che ci sarebbe l'elaborazione del dolore dell'allontanamento della madre ... ma anche la consolante rassicurazione del suo ritorno. Questa capacità di elaborare il dolore, acquisita per via di esperienza autoindotta, sarebbe il motivo per il quale il bimbo si sottoporrebbe volontariamente a quel dolore.

14 Relazioni oggettuali rese possibili dalla qualità oggettuale della libido investita; vedremo in seguito (con particolare riferimento alle patologie emergenti) quali sono le conseguenze del "ritorno all'IO" di quella libido, e della sua trasformazione in libido narcisistica.



Commenta questo articolo
non sei iscritto a hyle? registrati subito!
Nickname
Password
Commento

19/02/2007
da luxo
Gentile Dott. Del Piano, grazie per l'articolo che mi ha chiarito alcuni punti, io sono ancora stude...

30/11/2004
da Vincenzo DP
Risposta al commento di Circe Il concetto di “ilozoismo” allude alla qualità “vivente” che la mater...

28/11/2004
da circe
Nella nota n.12 si dice che Freud aveva una concezione ilozoista, come Eraclito e Spinoza. E come q...


fai di Hyle.it la tua Home Pageaggiungi Hyle.it ai tuoi Preferitiscrivi alla redazione segnala questo sito ad un amico errori? un po' di pazienza :o) scrivimi
redazione di Hyle: via Mazzini, 13 - 60035 Jesi (AN) - Tel. 0731 212428
60035 Jesi (AN)
Iscrizione tribunale di Ancona 19/99 del 23/09/1999
Pubblicazione a cura di Maria Traclo', psicologa, P. IVA 02478700541
Direttore responsabile Dottor Vincenzo Del Piano
{ a VDP e Lunablu, psicologi "d'Amore e di Tecnica". --orsopoeta }