La volpe e l'uva Una difesa nevrotica ... e l'istinto di morte La favola di Fedro, conosciuta come "la volpe e l'uva", ci permette di fare qualche osservazione sulla funzionalità dell'istinto di morte. Nella favola latina, si narra che la volpe, resasi conto di non riuscire ad afferrare il grappolo perché troppo in alto, si allontanò dal tralcio di vite dicendosi che quella uva era acerba: l'espediente psichico della volpe le rese possibile ridurre il dolore emergente dalla frustrazione di non essere riuscita a soddisfare il suo desiderio. Per ottenere questo effetto (piacevole perché nell'immediato allenta la tensione psichica attivata dal desiderio di uva) la volpe utilizza la difesa nevrotica definita "di svalutazione", facendo la considerazione che quella uva non è adatta a soddisfare il suo desiderio. Osserviamo che la volpe resta nella condizione di desiderare l'uva, il che sia le impone di cercarne altra, sia la espone al rischio di imbattersi in grappoli ... tutti troppo in alto. Infatti, la volpe lascia ancora operare in sé l'istinto di vita, per cui continua a andare alla ricerca dell'oggetto adatto (uva matura) per soddisfare il suo desiderio: l'apparato psichico della volpe continua ad investire di libido (interessarsi/volere) l'uva matura che continua a riconoscere necessaria per allentare la tensione psichica attivata dal desiderio ancora persistente. Viceversa, la paradossale funzionalità dell'istinto di morte ristà nel fatto che esso ottiene lo stesso effetto di allentare la tensione psichica, operando in senso/direzione inverso/retrogrado rispetto all'istinto di vita, ritirando l'investimento libidico dall'oggetto adatto a soddisfare il desiderio (non interessandosene e non volendolo più). La paradossale funzionalità dell'istinto di morte è quella per la quale -se la volpe avesse fatto ricorso ad esso anziché alla difesa nevrotica di svalutazione- avrebbe visto scomparire definitivamente da sé il desiderio di uva, e avrebbe eliminati sia l'esigenza di cercarne altra, sia il rischio di non riuscire a trovarne a portata di balzo. Sottolineiamo che parliamo di funzionalità paradossale. Una volta scomparso da sé il desiderio di uva, la volpe non ne avrebbe mangiata neanche se ne avesse trovata ad altezza accessibile; una volta attivato l'istinto di morte, la libido viene ritirata da tutti gli oggetti adatti a soddisfare il desiderio, e (nel caso della componente cosciente dell'Uomo) quegli oggetti gli apparirebbero inutili/non-desiderati. Nondimeno, va osservato che -ai fini dell'allentamento della tensione psichica- l'istinto di morte si dimostra pienamente efficace. |