LA SCELTA EVOLUZIONISTICA Le ipotesi evoluzionistiche cui aderiamo con molta convinzione, ci spingono a cercare la continuità dei processi mentali dell'uomo rispetto a quelli delle altre creature di questo pianeta; facciamo nostra l'aspirazione del Premio Nobel 1972 per la Medicina e la Fisiologia G.M.EDELMAN che si voglia/sappia/possa "reintegrare la mente nella natura", riconoscendo che il fenomeno "mente" ha una sua correlazione/corrispondenza con stati fisici naturali; ciò comporta anche il superamento di ipotesi dualiste, che riteniamo ormai insostenibili dal punto di vista scientifico. (EDELMAN -1992- "Sulla materia della mente" Adelphi MI 1993). Tutte le creature di questo pianeta hanno ricevuto dall'evoluzione naturale la attuale forma fisica, finora meglio rispondente alla esigenza di adattare quegli specifici organismi (corpi) all'ambiente naturale (materiale) nel quale si trovano inseriti; tutte le creature di questo pianeta esercitano la risposta adattiva del loro corpo sullo stesso piano materiale dello stimolo, ed in maniera prevalentemente passiva (adattando se stessi alla realtà); nondimeno, una progressiva flessibilità somatica realizzatasi nel corso e per effetto dell'evoluzione, ha reso possibile che a quella sostanziale passività dell'adattamento si sia sostituita una potenzialità trasformativa dell'ambiente da parte degli organismi via via meno-involuti. Per tutte le creature che vivono su questo pianeta, non abbiamo motivo di dubitare che anche se impercettibilmente, di generazione in generazione la loro evoluzione proceda tuttora, sospinta dal processo vitale che (dotato di senso, e con l'effetto evolutivo/selettivo indicato da Darwin) ha sostenuto il progressivo miglioramento/adattamento di quegli organismi, emersi dalla materia per la sua intrinseca capacità di costituirsi in forme sempre più differenziate e, per questo, sempre più complesse. Anche l'uomo è frutto dell'evoluzione, dalla quale ha ricevuto la attuale forma corporea, finora meglio rispondente alla esigenza di adattare il suo specifico organismo all'ambiente. Ritenere l'uomo estraneo al processo evolutivo del suo pianeta è del tutto arbitrario: infatti, anche se in lui la potenzialità trasformativa nei confronti dell'ambiente appare enormemente amplificata rispetto alle altre creature, ciò non dipende da fatti estranei all'evoluzione, bensì dal fatto che la attuale costituzione fisica dell'uomo comprende un Sistema Nervoso altamente specializzato, capace di svolgere funzioni più elevate rispetto a quello di tutte le altre creature del suo stesso pianeta. Inoltre, l'adattamento del corpo dell'uomo all'ambiente non è limitato alla stabilità dei parametri biologici conservativi di quel corpo rispetto solo a un "ambiente esterno". Nell'uomo, i "processi di pensiero" producono una rappresentazione del mondo, quasi "reificandosi", e si costituiscono come "ambiente interno" che produce stimoli interni, anche ai quali il "corpo umano" deve dare una risposta adattiva. Nell'uomo, questa integrazione dell'attività psichica con l'attività somatica è non solo "possibile", ma "necessaria" ai fini dell’adattamento a i suoi ambienti (esterno e interno); ne è prova l’esistenza delle malattie e dei disturbi psico-somatici, vale a dire di conseguenze di conflitti (non-integrazione? incoerenza? incompatibilità?) che possono intervenire tra il fare psichico ed il fare somatico dello stesso soggetto. Infatti, per tutte le creature di questo pianeta vale la stessa legge: quando il loro corpo non si adatta all’ambiente, soccombe ad esso, e muore. Anche il corpo dell’uomo muore, quando non si adatta ai suoi ambienti -sia esterno, sia interno- perché soccombe ad essi, non sapendo trovare risposta adattiva. L’integrazione dell’attività psichica con l’attività somatica di tutte le creature di questo pianeta è garantita dagli automatismi dei meccanismi nervosi, al controllo egemone dei quali l’evoluzione ha efficacemente affidato la coordinazione non-volontaria degli organismi via via più complessi. Nell’uomo, questa coordinazione è paradossalmente turbata e messa a rischio dall'emergenza della "coscienza", che è una funzione psichica gerarchicamente superiore alle altre, ed è in grado di interferire nella loro attività automatica di regolazione. Emersa dall'evoluzione verosimilmente per l'efficacia adattiva del rendere meno rigido l'effetto degli automatismi di regolazione corporea prodotta dalle funzioni nervose più antiche (rendendo possibile anche antagonizzare l'effetto delle pulsioni istintive, e rendendo possibile un comportamento più flessibile rispetto ad esse), la coscienza si costituisce come funzione psichica che percepisce l'attività delle altre funzioni psichiche e corporee, e fornisce a ciascun uomo l'esperienza (fallace) di una separatezza tra essa coscienza e le altre funzioni psichiche; soprattutto, però, l'emergenza della coscienza ha prodotto l'ERRORE DEL DUALISMO, favorito dall'esperienza dell'auto-osservazione, che produce l'identità della componente IO osservante il SE' sia psichico che somatico, e costruisce l'idea che tali istanze siano sostanzialmente diverse e separate, e genera la contrapposizione e/o la apparente differenziazione mente/corpo. Viceversa, le neuroscienze e la "filosofia della mente" contemporanea hanno individuato nella coscienza una funzione nervosa di carattere psichico, emersa dall'evoluzione, e ne hanno definita la sostanza di effetto naturale della funzione nervosa della creatura uomo, negando ogni dualismo mente/corpo. A tale riguardo, e più specificamente, riteniamo possibile sostenere che la coscienza è effetto di una funzione nervosa caratteristica ed esclusiva della creatura Uomo, in conseguenza della quale essa si costituisce come componente psichica caratteristica ed esclusiva della creatura Uomo, in grado di osservare sia l'attività delle altre componenti psichiche, sia l'attività somatica. Nella nostra ipotesi, la coscienza emerge nella creatura uomo come funzione psichica generata dalla complessità del suo Sistema Nervoso, e può essere definita il suo istinto caratteristico. |