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Psichiatria dinamica » Anoressia/bulimia: note cliniche e storiche
 

L'anoressia è un disturbo dell'alimentazione per il quale si riduce numero e quantità dei pasti molto al di sotto del necessario. Nonostante denutrizione e perdita di peso mettano a rischio la sua stessa vita, la persona colpita dal disturbo sente un'avversione insuperabile per il cibo, che non recede neanche nei (pochi) casi nei quali è consapevole di alimentarsi insufficientemente. Spesso, per l'insorgenza anche di distorsioni percettive, valuta di essere soprappeso, e di dover insistere in quel regime alimentare. In quel caso, la persona colpita dal disturbo elude il contrasto con coloro che la esortano a nutrirsi, ed utilizza spesso lo stratagemma di mangiare e –subito dopo, e di nascosto- procurarsi il vomito. Un altro espediente (che il colloquio clinico rivela essere più scopertamente legato a una fantasia di "svuotamento" del corpo) è l'assunzione di lassativi.

Quella del vomito auto-indotto è la caratteristica del disturbo bulimico; in questo caso, si manifestano frequenti crisi durante le quali si consumano in brevissimo tempo grandi quantità di cibo ad alto contenuto calorico, procurandosi il vomito subito dopo. La persona colpita dal disturbo bulimico riferisce che durante la fase di assunzione del cibo agisce sotto l'influsso di un impulso irrefrenabile ed incontrollabile; il vomito della fase successiva è ritenuto un "rimedio", al quale si ricorre con profondi sensi di colpa per il comportamento precedente.

Ritenuti inizialmente due disturbi dell'alimentazione distinti e indipendenti, l’anoressia/bulimia è attualmente considerata una sindrome unitaria. Di fatto, si è resa palese l’interdipendenza dei disturbi, e la derivazione di entrambi da particolari dinamiche interpersonali stabilitesi nel contesto familiare; inoltre, si è evidenziata una "ciclicità" dei disturbi, che si manifesta in ricorrenti crisi bulimiche (a volte relativamente distanti nel tempo, a volte frequenti) all’interno di un quadro patologico in cui quasi sempre prevale il disturbo anoressico.

Il disturbo anoressico/bulimico si è tristemente diffuso solo negli ultimi decenni; balzato alla cronaca negli anni ’70, era ancora citato solo come patologia rara, nel pur prestigioso "Manuale di Psichiatria –ed.1980" (Boringhieri; tre volumi; I ed.1969): se ne parla a proposito dei disturbi secondari indotti dalla gravidanza (pag.987) o dalla depressione (pag.381); nello stesso Manuale, la bulimia è citata una volta sola (!), come complicanza dell’asma bronchiale (pag.941).

Ciò nonostante, questo non significa che (soprattutto il disturbo anoressico) fosse assente in assoluto, o fosse sconosciuto alla medicina: già nel sedicesimo secolo il medico napoletano Porta scrisse la monografia <<Considerazioni dell’eminente filosofo Simone Porta di Napoli sul caso della giovane figlia della Magna, che visse due anni senza mangiare e senza bere>>.  E nel 1689, il medico inglese R. Morton descrisse un disturbo contraddistinto da drastico rifiuto di alimentarsi e conseguente grave perdita di tessuto corporeo; nel 1873 il medico parigino Laségue individuò la causa del disturbo in uno stato psichico particolare, giungendo a ipotizzare la presenza di 'emozioni nascoste’ al paziente stesso. Dopo di lui, l’attenzione dei ricercatori clinici si indirizzò alla ricerca di cause neurologiche e psichiche del disturbo (Simmond 1914) fino a diventare oggetto specifico di studi psichiatrici (Kuhn 1951, Binswanger 1957, Kielholz 1966, Keeler 1969, Selvini-Palazzoli 1975, Clauser 1976 …).

Tuttavia, sarà solo negli anni ’80 che si affermerà la natura di 'disturbo di relazione’ dell’anoressia, e se ne individuerà la causa prevalente nelle dinamiche madre/figlia.

 

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