D: Può essere considerata <<patologia>> la abitudine di giocare al Lotto, sperperando grosse somme di denaro? E come bisogna comportarsi con una persona 'affetta' da gioco del Lotto patologico?
R: (Vincenzo Del Piano) La patologia (possibile) è quella del gioco in genere ... e non quella specifica del gioco del Lotto.
La patologia (possibile) del gioco si ritiene dipenda dalla ricerca di stimoli, e -più impercepibilmente ...- da una (inconscia?) tendenza alla sconfitta o alla autolesione; nel senso che uno non si divert(irebb)e se non si produce il danno di perdere. Il "vizio del gioco" è (da alcuni) considerato simile a una dipendenza, e "si cura" come si curano le altre dipendenze: entrando in "spazi protetti" dove si esamina la propria pulsione al gioco, e si è comunque tenuti lontani dalle occasioni di giocare; come per ogni altra dipendenza, la cura non è una passeggiata, perchè possono esserci cause insospettabilmente "profonde", eliminare le quali comporta una vera e propria Psicoterapia. Psicoterapia che a mio parere "deve" essere condotta da Operatori addestrati ad-hoc in maniera specifica; proprio come gli Operatori delle Comunità di Recupero dalle Tossicodipendenze.
D: Come rispondere quando la persona dipendente dal gioco inizia i discorsi a base di Lotto e numeri (il che accade sempre: non parla d'altro)? Come comunicare con una persona affetta da questa patologia? Cosa dire? Cosa fare di utile? E come valutare l'idea fissa che -comunque sia andata- "si è quasi vinto" perchè è uscito un numero prossimo a quello giocato, e robe del genere?
R: Non si tratta di "diagnosi" ... ma questa faccenda del <<parlare sempre eccetera>> è una cosa che assomiglia a una mania: qualche "oggetto mentale" diventa prevalente per importanza rispetto a tutto quanto altro, ed è difficile distogliere l'attenzione della persona da quel suo "oggetto mentale". Ora ... una mania ha paradossalmente-sempre "una ragione" ... nel senso di una (quasi) fondatezza; parlando in generale, nel caso del gioco-del-Lotto "la ragione" potrebbe essere quella di guadagnare denaro in maniera presuntemente facile, specialmente se/quando il denaro serve. Questa ipotesi (sempre di carattere generale ...) mi appare confortata dal fatto che il gioco del Lotto non offre occasione di "forti stimoli": non è come il poker, per es., nel quale c'è ripetutamente l'emozione di vedere quali carte ti sono arrivate dopo il cambio, oppure quella di attendere cosa fa un altro dei giocatori. Il Lotto ... è "solo" aspettare che pubblichino l'elenco dei numeri usciti ... e sapere (passivamente e a-posteriori e UNA volta) se è andata bene o no. Quindi, credo che se si volesse antagonizzare una simil-mania del gioco del Lotto bisognerebbe forse tentare di antagonizzare la fantasia di "facile guadagno" a portata di mano; "magari" si potrebbe -conti statistici alla mano ...- evidenziare che le probabilità di vincere sono molte meno di quanto si creda ... e che c'è una sproporzione enorme tra le probabilità di vincere e il premio che si riceve quando si vince. [A tale specifico riguardo ... è forse di qualche interesse sapere che "la vincita più facile" al Lotto è quella potenziale del giocare solo UN numero su una ruota; le probabilità di vincere sono (all'incirca) cinque su novanta ... che dovrebbe essere ricompensata "alla pari" con DICIOTTO volte la posta; ... invece ... -sempre che il numero esca- si vince appena DIECI volte la posta ... il che significa che si gioca molto sfavorevolmente contro se stessi. Il disfavore a proprio svantaggio aumenta vertiginosamente se si gioca un ambo, un terno, eccetera. Non so se "fare presente questa cosa" potrebbe servire ... e temo di no ... ma "tentar non nuoce".]
In ogni caso ... e come si farebbe con ogni cosa che "pur solo somigliasse" a una mania ... non bisogna assecondare la fissità del pensiero: non bisogna "dar corda" alla discussione sullo "oggetto mentale" che è diventato prevalente/ingombrante. Forse non servirà a molto ... ma è meglio non partecipare a discussioni che sembrerebbero confermare l'importanza dello "oggetto mentale"; più opportuno (senz'altro) una disconferma operata da un silenzio persino ostentato.
Riguardo alla "quasi vittoria", voglio dire (da napoletano, e un po' scherzosamente) che conosco anche quella curiosa "valutazione" che si fa in merito all'aver "quasi vinto": c'è chi dice di aver quasi vinto perchè -per es.- è uscito il 31 invece del 13 ... ma è quasi uguale, perchè sono gli stessi numeri 1 e 3 invertiti; c'è chi dice che è uscito il numero prima o quello dopo ... ma si è quasi vinto perchè era vicino, eccetera. C'è chi (a posteriori!) si da del cretino perchè non ha interpretato bene qualche sogno ... che (a posteriori!) si scopre aveva ben indicato i numeri; eccetera. C'è chi gioca da sempre (!) l'ambo tratto dalla ora-e-minuto in cui si verifica il Miracolo di S.Gennaro ... del tutto indifferente al fatto (storicamente accertato!) che MAI è uscito l'ambo dell'ora-e-minuto!
Da napoletano "so" che tanta "credulità" affonda le radici nella superstizione ... che (anche etimologicamente) è il modo superficiale di fare valutazioni sui fatti, traendone ragionamenti infondati ... ma tant'è! E ... sempre da napoletano ... so che il gioco del lotto ha "il fascino" (popolare) dell'essere facile* da capire; ha "il fascino" del fare sognare vincite enormi (anche se statisticamente inverosimili); ha "il fascino" di permettere a chi ha giocato di girare per un paio di giorni con in tasca qualche ricevuta di scommessa ... pensandole come "un potenziale malloppo" ... e rincuorandosi con il pensiero che <<prima o poi ...>>.
Messa così (opinabilmente) la cosa ... la dipendenza dallo specifico gioco del Lotto pare avvantaggiarsi della sovrapposizione di esigenze di fantasie positive, di superstizione ... e di pensiero magico; messa così (opinabilmente) la cosa ... è dura andare a smuovere/RImuovere un "oggetto mentale" che ha acquistato anche importanza prevalente. TEMO di dover dire che in questi casi è necessario un intervento tecnico e professionale.
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