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Domande/risposte; varie; attualità. » Psicoanalisi e Terapie ad orientamento analitico


Psicoanalisi e Terapie ad orientamento analitico

 

D:
Quali sono le differenze tra questi due modelli psicoterapici?


R: (Vincenzo Del Piano)
Si tratta di due prassi diverse: la Psicoanalisi freudiana e la Psicologia Analitica junghiana sono più conosciute, tanto da poter essere considerate dei "classici" tra tutte le psicoterapie.
A proposito delle differenze esistenti tra i modelli psicoterapici, vale la pena di osservare che la tecnica psicoanalitica è l'unica della quale si sappia praticamente tutto, perché tutto è stato esplicitato dal Fondatore e dagli altri che ne hanno seguito le orme. E si tratta di prassi consolidata e dichiarata.
Invece ... non è affatto esplicitata e dichiarata la prassi della Psicoterapia ad orientamento analitico; essa -diciamo così ...- "si è costruita" empiricamente e pragmaticamente senza grandi pronunciamenti teorici, tanto che si potrebbe dire che dal punto di vista formale ... non esiste, perché non è stata concettualizzata da nessuno.
Tuttavia esiste, eccome!


D:
So che nella Psicoanalisi (più o meno ortodossa) sono richiesti almeno due/tre incontri a settimana; invece, nelle Terapie ad orientamento analitico non è richiesta una frequenza tanto elevata, ed è abituale fissare gli incontri terapeutici con scadenza di uno a settimana.
Immagino che questo comporti anche differenze qualitative: non credo si tratti solo di maggior frequenza.

R:
E' vero; ci sono frequenze diverse, che hanno effetti anche sulle modalità di essere delle terapie.
La Psicoanalisi ortodossa "ha bisogno" di incontri assai frequenti, perché -più che di incontri con l'Analista- si tratta di incontri con se stesso, che se si rarefacessero al ritmo di uno alla settimana ... comporterebbero (a mio parere!) addirittura uno sperdimento del Paziente (in senso letterale ... riferito al trovarSI tramite una prassi di auto-osservazione).
Invece, una Psicoterapia ad orientamento analitico "tollera" una frequenza assai più ridotta; ciò perché la "mediazione" che il Terapeuta opera tra il Paziente (IO-che-guarda) e il di lui inconscio (la cosa-guardata dal Paziente) è molto più efficace (o orientante).
Questa mediazione fa un "effetto presenza" (del Terapeuta) che è come se costituisse un ancoraggio (o un filo di Arianna) del Paziente al suo stesso itinerario-interno. Ancorato/"ariannato" al/dal Terapeuta alla ricerca e all'osservazione del proprio inconscio ... il Paziente in Terapia ad orientamento analitico "non si sperde" anche se si va a cercare/guardare una sola volta a settimana.


D:
Queste differenze di tecnica di intervento del Terapeuta, comportano cambiamenti del setting?
E se sì, quali?

R:
Il setting delle terapie orientate analiticamente non è necessariamente diverso da quello della Psicoanalisi.
Per es. resta immutata la esigenza di non-interferenza del Terapeuta nella vita reale del Paziente; resta immutata la "regola dell'astinenza" (per cui il Paziente resta anch'egli specularmente fuori dalla vita del Terapeuta, conoscendo solo l'indispensabile della sua vita privata); restano immutate tutte le modalità di rapporto interpersonale tra Terapeuta e paziente, eccetera.
Vale la pena di segnalare che il lettino ... che è uno dei "feticci" della Psicoanalisi ... pare attualmente oggetto di molti ripensamenti relativamente alla necessità o l'opportunità che se ne faccia uso. Per questo, ci sono Analisti (semi)ortodossi che hanno rinunciato al lettino, e Terapeuti ad orientamento analitico che non ci pensano nemmeno, a rinunciarci.
C'è anche da dire che (in base alla mia esperienza professionale ...) il lettino può servire; o "almeno" può servire che il Paziente abbia la percezione di essere egli-solo con il suo pensiero auto-osservativo, senza che il sia pur discreto sguardo frontale del Terapeuta interferisca/intervenga in questo faccia-a-faccia. E questo vale anche per la terapia ad orientamento analitico: per quanto il Terapeuta sia maggiormente presente, ed àncori/"arianni" ... deve "non esserci" tra l'IO-che guarda e la cosa-guardata.


D:
Anche la strategia/tattica del terapeuta cambia, in conseguenza di queste differenze di "presenza SI/NO" del terapeuta?

R:
Decisamente SI'!
... "oso" dire che nella Psicoanalisi ortodossa è come se ciascun Paziente dovesse riscoprire da sé e daccapo la teoria freudiana; è come se dovesse accorgersi egli che l'inconscio esiste e che il suo funziona così e cosà.
Nelle Terapie ad orientamento psicoanalitico ... la teoria freudiana (o le altre) sono invece palesate/spiattellate, e si indica esplicitamente al Paziente come si presume che il suo inconscio stia operando.


D:
Cambiano gli obiettivi di fondo della Psicoterapia?

R:
No ... anche perché non ci sono obiettivi di fondo del Terapeuta o dell'Analista: gli obiettivi di fondo sono sempre-solo quelli determinati/perseguiti autonomamente dallo stesso Paziente.
Ed è anche sempre lo stesso il metodo per rimuovere gli impedimenti a perseguire quegli obiettivi auto-determinati dal Paziente: individuare le determinanti inconsce, e modificarne l'effetto.


D:
Dici che <<nelle Terapie ad orientamento psicoanalitico ... la teoria freudiana (o "le altre") sono palesate/spiattellate, e si indica esplicitamente al Paziente come si presume che il suo inconscio stia operando.>>
Non sono certo che questa prassi sia generale, anche se forse qualcuno lo fa. Ma per Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico in senso lato s'intende quella in cui lo Psicoterapeuta, pur essendo formato come Psicoanalista e quindi mettendo in campo la sua sensibilità allenata in tal senso, non procede con le interpretazioni orientate dalla superficie verso i pensieri, gli affetti, i ricordi inconsci, ma resta a livello di superficie o poco "sotto" - o sopra, chissà ....
Anzi, alcuni Psicoterapeuti di formazione psicoanalitica in alcuni casi -di Psicoterapia psicoanalitica - si muovono a stretto giro di qui ed ora, senza mai, metodicamente mai, andar, nemmeno sotto forma analogica (i noti "come se"), ai passi passati, i ricordi dell'avvenire.
 
R:
... "temo" che proprio su "dettagli" come questa "pragmatica" del palesare/spiattellare elementi teorici della costruzione freudiana si paghi il prezzo di una poca-o-nulla formalizzazione/teorizzazione della Psicoterapia "a orientamento" psicoanalitico.
Quando dico -opinabilmente, s'intende!- che questa prassi si è semplicemente "costruita", intendo proprio che nessuno si è (ancora) presa la briga di dire <<come si fa>>.
Ciò "ha reso possibile" che Professionisti pur formati alla ortodossia psicoanalitica e consapevoli della importanza di dinamiche quali quelle transferale e controtransferale operino "semplificazioni e arrotondamenti" che, se da una parte (credo non irrilevante quanto a conferma dell'efficacia del metodo!) sono apprezzabili (e degni di attenzione!), lo sono un po' meno dal punto di vista della "salvaguardia della identità" del metodo stesso; in sintesi, "non so" quanto sia definibile <<Psicoanalisi>> (pur "innovativa") una prassi nella quale sparisce l'analisi del transfert/controtransfert, e ci "si limita" alla interpretazione di superficie.
... "però" non si può fare finta che non stia succedendo.

Ciò posto ... credo che stiamo dicendo la stessa cosa: la Psicoanalisi è tanto rigorosamente/"rigidamente" definita che o è se stessa, o è una altra cosa.


D:
Alcuni Psicoterapeuti di formazione psicoanalitica in alcuni  casi -di Psicoterapia psicoanalitica si muovono a stretto giro di qui ed ora, senza mai, metodicamente mai, andar, nemmeno sotto forma analogica (i noti "come se"), ai passi passati, i ricordi dell'avvenire.

R:
... <<a stretto giro di qui e ora>>, compresi i <<come se (contingenti)>>, le emozioni-presenti e tutto ... è la GESTALT.
Ora ... anche se la Gestalt (attuale!) è grandemente (auto)contaminata dai concetti freudiani ... non è mica Psicoanalisi.
... stiamo dicendo la stessa cosa!


D:
Se per Psicoterapia psicoanalitica intendi quella in cui lo Psicoterapeuta spara al paziente pallottole di sapere presuntuoso, allora, questa non è Psicoterapia e non è Psicoanalisi.
Diversa cosa è l'uso immediato di interpretazioni a livelli da batiscafo che a volte è il caso di "gridare" con pazienti deliranti, o che stanno in quello stato di tremenda sofferenza che vien detta angoscia psicotica.
 
R:
Certamente.
Se ho avuto il bene di riuscire (minimamente) a comprendere l'insegnamento di un grande Maestro quale fu il prof. Paolo Perrotti, una "buona terapia psicoanalitica" è quella nella quale il Paziente "non sa" che sta riscoprendo la teoria frudiana; se essa teoria gli viene palesata/spiattellata al fine che il Paziente vi aderisca (anziché scoprirla da sé) ... "non vale"!


D:
A proposito di Psicoterapia analitica: quando il buon Freud curava, e ne era ben felice quando ci riusciva, in rapporti brevi, in cui usava accortamente le interpretazioni del caso, che faceva secondo te?

R:
Io credo che "facilitasse" (con metodo maieutico ...) la presa di coscienza di "qualcosa" che Egli sapeva che il Paziente sapeva già di suo! Gli faceva scoprire la Psicoanalisi ... senza imporgliela; né meno che mai spiattellargliela.
Sigismondo era geloso della sua creatura: non la mostrava mai a nessuno: o uno ci arrivava da sé ... e sennò NISBA!


D:
Non mi pare che il modello di Terapia ad orientamento analitico non sia stato formalizzato/teorizzato: a Milano, a memoria al volo fra le scuole più vecchie e incisive c'è la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica dove, finché vivi, insegnarono Benedetti e Cremerius, c'è la fondazione Bonaccorsi della Bonaccorsi (SPI), c'è il Centro Studi di via Ariosto, in generale in Italia il Coirag che riunisce tutti i gruppo-orientati...
Si tratta di tutta > gente che, se non è in SPI, viene dalla SPI.

R:
E' vero; e nondimeno nessuno di queste persone o Scuole ha mai messo nero-su-bianco il <<come si fa>> la psicoterapia "a orientamento".
Forse ... è ancora presto per una formalizzazione/teorizzazione (che somiglierebbe inevitabilmente a una "revisone" critica del metodo tanto rigorosamente prescritto dal Fondatore ...), e forse è per non assumersi la responsabilità "revisionistica" che nessuno mette nero-su-bianco.
... ma *intanto* è così che stanno le cose.


D:
Ad ogni modo, non vedo <<semplificazioni e arrotondamenti>> della prassi psicoanalitica, nel nuovo metodo della Terapia ad orientamento analitico.
Credo che si tratti di praticare diversi-e-nuovi livelli di profondità dell' interpretazione. Lo stesso che l'Analista (pur ortodosso!) utilizza quando sa che con un Paziente certi coperchi è bene/utile non sollevarli.

R:
E' senz'altro possibile dare questa interpretazione.
Tuttavia ... a mio parere non si tratta solo di livello di profondità dell'interpretazione: c'è quello <<effetto presenza>> del Terapeuta che modifica sostanzialmente il metodo stesso; Freud ... e gli ortodossi non àncorano e non consegnano fili-di-Arianna; i Terapeuti "a orientamento" àncorano la discussione, e guidano nel percorso labirintico ... lasciando "per es." poco pochissimo spazio alle associazioni libere".

Queste "innovazioni" (che comportano un accorciamento notevolissimo della Terapia, soprattutto per una sua focalizzazione su "il" problema ...) hanno consentito che il senso generale del metodo psicoanalitico sia uscito confermato nell'efficacia; tuttavia ... "non so" quanto sia definibile <<Psicoanalisi>> (pur "innovativa") una prassi nella quale sparisce l'analisi del transfert/controtransfert, e ci "si limita" alla interpretazione di superficie.


D:
ma infatti non è definita "Psicoanalisi" ma "Terapia ad orientamento analitico", e non credo che il metodo ne venga inficiato a meno di non ritenerlo cosa che non deve evolvere, nel qual caso si creerebbe il paradosso di un Analista che non ascolta.

R:
Certamente!

 

 

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{ a VDP e Lunablu, psicologi "d'Amore e di Tecnica". --orsopoeta }