Scuole e tipi di Psicoterapie
D: Quali e quanti Scuole o tipi di Psicoterapia esistono?
R: (Vincenzo Del Piano) Per rispondere alla tua domanda, è bene tenere presente che le tipologie di psicoterapia esistenti dipendono da altrettante teorie sul funzionamento della psiche, e che -esse tipologie di psicoterapia- sono solo il modo-concreto (ossia la tecnica) ritenuto efficace per operare su una psiche che si ritiene funzioni nel modo specifico rispettivamente teorizzato. Infatti, le "Scuole di Psicoterapia" esistono non perché ci sono dei "Cattedratici" cui viene lo schiribizzo di fondare un Istituto di Formazione, ma perché in base al credito dato a una teoria sul funzionamento della psiche, si cerca il modo-concreto (la tecnica!) di operare in quei casi nei quali "qualcosa non va", coerentemente con cosa si ritiene che possa "essere andato storto", in base a come si ritiene che la psiche funzioni. Ciò significa che -per es. ...- se uno Psicologo ritiene che la psiche funzioni in base alle informazioni-coscienti (ossia ciò che "si sa di sapere"), il modo-concreto (la tecnica!) operativo potrà essere quello di indagare su "ciò che si sa di sapere"; sarà solo per questo che si utilizzerà la "tipologia di psicoterapia" definita <<Cognitivismo>> ... che si basa -appunto!- sulla ipotesi che ciò che "può essere andato storto" è l'assunzione di una o più informazioni che il Paziente sa di avere assunto, e che -in corso di Psicoterapia Cognitiva- risulteranno o inesatte, o mal-utilizzate. Viceversa, se uno Psicologo ritiene che la psiche funzioni in maniera coordinata e/o dipendente dal contesto ambientale (e dai rapporti che il Paziente intrattiene in quel contesto) ... utilizzerà una "tipologia di psicoterapia" che andrà a indagare su qual è il "contesto critico" per il Paziente; sarà solo per questo che utilizzerà una tipologia di Psicoterapia Relazionale, o Sistemica, o Familiare, o Transazionale, o Gestaltica. Colgo l'occasione per dire che questi tipi di Psicoterapia sembra (erroneamente!) che si somiglino tutti (fino alla identità reciproca!), proprio perché si basano tutte sul presupposto che la psiche funzioni coordinatamente/dipendentemente dal contesto ambientale delle persone; tutte le persone, naturalmente, e non solo i Pazienti, ai quali sarebbe successo (in più) solo che qualcosa "sia andato storto", e quindi qualcosa "non vada". Ancora ... se uno Psicologo ritiene che la psiche possa "mal-funzionare" a causa di -diciamo così ...- "un ostacolo specifico" nel compimento di un'azione particolare, utilizzerà una modalità operativa che aiuti il Paziente a compiere (micro-azione per micro-azione!) l'intera sequenza comportamentale problematica: sarà per questo che quello Psicologo utilizzerà la tecnica definita <<Comportamentismo>>. Infine ... se uno Psicologo ritiene che la psiche funzioni in un equilibrio tra due istanze decisionali (formatesi evoluzionisticamente l'una successivamente all'altra) e ritiene che una di esse (la più antica ...) sia inconscia -nel senso di non (più) visibile da parte dell'altra, "venuta dopo" ...- potrà utilizzare la "tipologia di psicoterapia" definita <<Psicoanalisi>> o <<Psicoterapia Analitica>>. Indagherà -in base a sogni, lapsus ed altre manifestazioni dell'inconscio (così chiamerà la prima/più-vecchia istanza decisionale)- quali e perché sono "le decisioni" inconsce ... e come modificarle, in modo che non contrastino le decisioni della coscienza (l'istanza decisionale venuta dopo ...) e non producano così il conflitto-intrapsichico chiamato <<nevrosi>>.
Mi scuso se quello appena fatto pare "l'elenco della serva" ... ma a mio parere è importante (anche concettualmente, e per poter decidere con cognizione di causa a chi rivolgersi, se/quando lo si volesse ...) non credere che le "Scuole di Psicoterapia" siano diverse per fatti secondari/irrilevanti e/o per "capriccio accademico": ad ogni Scuola corrisponde una diversa Teoria sul funzionamento della psiche, e ciò che distingue "le Scuole" è l'ipotesi rispettiva relativa a ciò che s'ha da fare (tecnicamente; operativamente!) quando qualcosa "è andato storto"; infatti ... ciascuna Teoria ritiene che per rimettere le cose a posto s'abbiano da fare cose diverse; e ciascuna Scuola fa (e insegna a fare) quello che essa ritiene efficace. Ciò non significa che di tutte le forme di Psicoterapia ce ne sia "una" che va bene perché è quella che ha correttamente individuato il funzionamento della psiche, e le altre non vanno bene perché "si sono sbagliate" nell'individuarlo: per certi versi si potrebbe dire che "vanno bene tutte" (tra queste serie/aafidabili qui servescamente-elencate : ciò, perché ci sono "cose andate storte" che possono essere rimesse a posto agendo su un elemento/momento del funzionamento psichico, o su un altro suo elemento/momento. Inoltre -e proprio perché ogni Tecnica ha qualcosa di buono da offrire e da utilizzare ...- si sono storicamente (e tecnicamente) realizzate opportune "contaminazioni" (e CUM-fusioni operative ...) di Tecniche originariamente diverse: è così e per questo che "esiste" il modello psicoterapico <<Cognitivo-Comportamentale>>, e quello definito <<Terapia Cognitiva ad orientamento analitico>>.
Credo infine che -ai fini della aspettativa di efficacia di un tipo di Psicoterapia- ci sia "anche" da tenere presente <chi è>> il Paziente: ci sono Pazienti ai quali appare una perdita di tempo parlare di cose che ritengono futili, quali sogni ed altre simili "inezie"; per converso ... ci sono Pazienti ai quali non appare serio che si tenti di risolvere un problema di claustrofobia facendo l'esercizio del compiere una serie di "micro-azioni di avvicinamento progressivo" ... alla pulsanteria dell'ascensore! Sono dell'opinione che bisogna tenere in considerazione il temperamento del Paziente: anzi ... "sarà bene" che ciascun Paziente tenga preventivamente EGLI in considerazione il <<chi è lui>>, senza esporsi -come negli esempi ora citati- a attività psicoterapiche a lui inadatte. E ... dico sul serio!
D: Sto pian piano abbandonando l'idea di farmi seguire da uno psicologo; non mi sono mai trovata bene al 100% e soprattutto... se ho risolto in parte il problema che avevo, ne è venuto fuori un altro.
R: (Vincenzo Del Piano) Se non si è convinti (e molto fiduciosi) di poterne ricavare un vantaggio ... "è meglio" non iniziare affatto una Psicoterapia. In questi casi, infatti ... cose come anche la semplice abitudine a convivere con il disagio costituiscono un ostacolo a "uscire dall'abitudine"; non c'è bisogno di "credere nella Psicoanalisi" per comprendere che gli assetti nevrotici divenuti abituali (ancorché molto dolorosi ...) è come se chiedessero d'essere salvaguardati dal cambiamento chiamato <<guarigione>>; e -o prima o poi, nel corso della Psicoterapia ...- gli assetti nevrotici vengono "salvati" (anche con pretesti futili ...), e la Psicoterapia viene abbandonata. C'è da dire anche che in corso di Psicoterapia (con qualunque tecnica condotta!) succede per forza (!) che appaia che si stia peggio, o che a un problema ne subentri un altro: ciò perché la nevrosi è SI' un rimedio ad alto costo, ma appare intanto un rimedio (che allontana dal dolore della cosa che non si sa/vuole/può fare); al contrario ... la guarigione "fa dolore" (nell'immediato) proprio perché non-allontana da ciò che non si sa/vuole/può fare. |