Bimestrale di divulgazione scientifica, di psicologia, psicoterapia e psicosomatica
Nickname   Password





» Attività di studio collettivo

 

IL PENSIERO MAGICO E LE CONDOTTE MAGICHE

MAGIA: DEFINIZIONI
La scienza che pretende di dominare le forze naturali con gli stessi procedimenti con cui si assoggettano gli esseri animati. Il presupposto fondamentale della magia è pertanto l'animismo. (…) Strumenti di questa strategia sono gli incantesimi, gli esorcismi, i filtri, i talismani, mediante i quali il mago comunica con le forze naturali o celestiali o infernali e le persuade ad obbedirgli. Il carattere violento o subdolo con il quale si persuadono le forze naturali ad obbedire, è un altro contrassegno della magia: che è una strategia d'assalto, che vuol conquistare d'un colpo solo: a differenza di quella che sarà la strategia della scienza moderna, la quale tende a una graduale conquista della natura, e prescinde da mezzi violenti e subdoli. (N. ABBAGNANO -1971- "Dizionario di Filosofia" -voce "magia"- TEA - TO 1993)La magia ha la sua base in una forma particolare del pensiero causalistico, che ammette che l'azione su una parte di un tutto si rifletta sul tutto, che l'azione su un simulacro si riproduca sul modello, che oggetti simili producano effetti simili .(…) L'atteggiamento magico comporta la credenza in un'efficacia diretta ed immediata del gesto e della parola rituali in sé. ("Dizionario di Filosofia" -1976- voce "magia" - BUR - MI 1994)Termine che designa sia atteggiamenti spirituali e mentali sia pratiche rituali presenti in ogni cultura e tendenti a dominare e a controllare la realtà, là dove l'uomo sente di non poterlo fare concretamente o nei confronti di "potenze" o "forze" che egli non conosce. ("Enciclopedia di Filosofia" -1981- voce "magia"- Garzanti - MI 1995)

IL PENSIERO MAGICO E LE CONDOTTE MAGICHE
Le definizioni della "magia" ne evidenziano la caratteristica di tentativo di operare sulla realtà in maniera da ricavarne un vantaggio, o evitare danni. Il pensiero magico è quello che sottende le condotte magiche ed ha le caratteristiche di individuare un nesso di "causalità" tra l'assunzione di quelle condotte, e l'effetto che ci si propone di ottenere. In questa accezione –e tanto più se si osserva la magia dal punto di vista psicologico- il pensiero magico (e la condotta che ne discende) sono tentativi di adattamento all'ambiente, oppure il tentativo di "reagire" in maniera che si presume efficacemente difensiva. Infatti, una definizione maggiormente influenzata da una lettura psicologica è quella per cui "la magia è la nostra grande riserva di forza contro la frustrazione, la sconfitta e il Super-IO" (Ròheim; citato da Marc Augé in "Magia"; Enciclopedia Einaudi; vol VII - TO 1979): da questa definizione emerge più nettamente la qualità di "risposta adattiva" (o reazione difensiva) che la magia esprime nonostante l'irrazionalismo che la sottende (e che è evidente –o dovrebbe esserlo!- quando essa si manifesta nei contesti culturali come il nostro, contraddistinti dal razionalismo e dal predominio della scienza e della tecnica). In quei casi, la risposta/reazione adattiva costituita dal pensiero e dalla condotta magica sono –a nostro avviso- una risposta/reazione che meriterebbe l'attributo di "nevrotica", concretizzata com'è nel ricorso a una costruzione mentale allucinatoria, e finalizzata com'è a produrre solo un allentamento della tensione psichica di fronte alla difficoltà che si pretende di superare magicamente.A riguardo della magia come "risorsa irrazionale", altre sue caratteristiche sembrano essere quelle della "facilità" e della "rapidità" con la quale dovrebbero potersi perseguire i risultati attesi; ancora, un'altra caratteristica della magia sembra essere quella per cui i suo effetti appaiono "sproporzionati" se li si confronta con i mezzi relativamente irrisori che vengono utilizzati (il che la rende "conveniente"). In definitiva, le aspettative di convenienza, facilità e rapidità d'effetto delle condotte magiche sono la spiegazione del fatto che vi si ricorra nonostante tali aspettative appaiono infondate, anche nella consapevolezza della maggioranza di chi le pone in essere.Nonostante il pensiero e le condotte magici risultino ripetitivi, appaiono assolutamente egosintonici, e la condotta magica in particolare appare posta in essere volontariamente, senza alcuna contrarietà o resistenza; Ciò differenzia pensiero e condotta magici da quelli fobici/ossessivi. Un'ulteriore distinzione (operata da noi) ci fa sostenere che pensiero e condotte magici siano anche altra cosa dalla "superstizione": quest'ultima appare –a nostro avviso- un "corpus di conoscenze" già definito, dai contenuti relativamente stabili, che può essere insegnato ed appreso a misura che sia socialmente accettato, ed al quale si può aderire in maniera più o meno generalizzata e convinta. Viceversa, il pensiero e le condotte magici appaiono emergere da un'elaborazione personale, apparendo frutto della creatività individuale: di conseguenza, pensiero e condotte magici sono –per come le intendiamo- diversi di persona in persona, caratterizzati da una soggettività che ne esalta la natura di tentativo di adattamento alla realtà così com’è individualmente percepita e rappresentata mentalmente.

IL MAGISMO NEL BAMBINO
(PARAGRAFO DA SVILUPPARE)
Il ricorso al pensiero e alla condotta magica dell’adulto sono una “regressione” (almeno parziale) a modalità psichiche e comportamentali infantili; il magismo del bambino è associato alla “onnipotenza del pensiero”, e allo “animismo” infantile.Il realismo e la partecipazione nel bambinoIl realismo infantile e le sue quattro fasi; realismo assoluto; realismo immediato; realismo mediato; soggettivismo/relativismoLa partecipazione e l’indifferenziazione del bambino con il mondo percepito; l’azione dell’IO sulle cose; il “delirio di onnipotenza”; la “onnipotenza del pensiero” NATURA E CULTURALa magia dei primitivi e la sua funzione “tecnica”.L’uomo tecnologico, è ancora un “uomo naturale”? Non si tratta “solo” delle ipotesi di LEVI STRAUSS (natura contro cultura), ma del (possibile?) disagio emergente dall’uso di un Sistema Nervoso “paleolitico” costretto a confrontarsi con l’alta tecnologia; delle strutture nervose che cercano oggetti da percepire con gli organi di senso e si trovano in un ambiente prevalentemente “virtuale”.Può emergere da questa dissincronia/dissonanza l’impulso a ricorrere a più primitivi modelli di pensiero?

PSICOPATOLOGIA? DELLA “MAGIA” QUOTIDIANA?
Il ricorso/regressione al pensiero e alla condotta magici può essere interpretato come un fenomeno patologico di massa? Rispondente a un bisogno “cognitivo” di massa? o a qualcosa altro? se si trattasse di un fenomeno patologico … quali potrebbero essere i correttivi da usare? Allo stesso modo in cui il comportamento magico dei primitivi rappresenta il riscatto dell’individualità di fronte alle manifestazioni naturali e alle emergenze vitali, e allo stesso modo in cui il comportamento magico del bambino rappresenta la sintesi delle cognizioni più o meno realistiche a lui disponibili/possibili, per l’adulto occidentale/moderno il comportamento magico realizza in maniera innovativa metodologie atte alla soluzione di qualche problema. Naturalmente, non sempre il problema è reale, e può realizzarsi la circostanza per la quale si cerchi una soluzione (nevrotica) a un conflitto intrapsichico. In questi casi, quando pensiero e condotta magici si strutturano come modalità psichiche e comportamentali di supporto a una difesa nevrotica, essi possono sortire un effetto ulteriormente disadattivo: ciò, a misura che le finalità apparenti siano antagoniste con le reali esigenze di crescita ed emancipazione individuale. In questi casi –osserviamo- pensiero e condotta magici sono vissuti come finalizzati a un obiettivo determinato, possibile, e conveniente, tanto da sobbarcarsi un lavorìo (la condotta magica) a volte anche non lieve, e generando la determinazione a farsene carico senza alcuna resistenza o avversità, nonostante l’avvisaglia che esso possa essere in realtà del tutto inefficace.Questa disponibilità a tollerare la dissonanza cognitiva tra il pensare che non serva … e il darsi da fare lo stesso, può essere interpretata come un ulteriore contenuto/effetto nevrotico?

INVITIAMO TUTTI COLORO CHE VOGLIAMO DARE IL LORO CONTRIBUTO ALL’APPROFONDIMENTO DI QUESTO TEMA AD INVIARE LA LORO COMUNICAZIONE NEL MERITO, SCRIVENDO ALLA REDAZIONE.
Redazione: redazione@hyle.it


Bibliografia consigliata (integrabile su indicazioni dei Collaboratori)
P. BONAIUTO, A. ALBORGHETTI (1982) "Le condotte magiche" (ed. KAPPA; Roma 1982)
A. FONZI, E. NEGRO SANCIPRIANO (1979) "Il mondo magico nel bambino" (Einaudi; TO 1979)
J.G. FRAZER (1936) "Il ramo d'oro" (Newton; MI 2000)
E. HART (1990) "Alle soglie del terzo millennio; una mente tecnologica in un cervello paleolitico: il gap evoluzionistico" (Giunti; FI 1990)
G. PETTER (1993)"Fantasia e razionalità nell'età evolutiva" (La Nuova Italia –MI 1993)
G. PETTER (1981) “La rappresentazione del mondo nel fanciullo” (Boringhieri – TO 1981)


16/09/2008
» Periodico n 8; Seminario; Biblioteca; Forum.

Informiamo gli amici Lettori, i Collaboratori e i Colleghi, che agli inizi di Ottobre 2008 s... continua


Iscrivi alla nostra newsletter, ti comunicheremo via email gli aggiornamento del nostro sito.
 
fai di Hyle.it la tua Home Pageaggiungi Hyle.it ai tuoi Preferitiscrivi alla redazione segnala questo sito ad un amico errori? un po' di pazienza :o) scrivimi
redazione di Hyle: via Mazzini, 13 - 60035 Jesi (AN) - Tel. 0731 212428
60035 Jesi (AN)
Iscrizione tribunale di Ancona 19/99 del 23/09/1999
Pubblicazione a cura di Maria Traclo', psicologa, P. IVA 02478700541
Direttore responsabile Dottor Vincenzo Del Piano
{ a VDP e Lunablu, psicologi "d'Amore e di Tecnica". --orsopoeta }